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Levi si è fermato a Cristo

3 Settembre 2012 5 commenti

Hanno dovuto aspettare che il Carletto schiattasse (1975) per decidersi a tradurre in versione cinematografica il suo celeberrimo romanzo. Il film di Rosi è una trascrizione molto fedele del libro, ne riporta tutti gli elementi e gli episodi principali (semplificando il contenuto delle numerose considerazioni che Levi distribuisce in corso d’opera, naturalmente), limitandosi ad intervenire arbitrariamente, ma in modo garbato, nel porre l’accento su alcune scene chiave che fanno da snodo nell’articolare la descrizione della vita di paese. Le riprese sono state effettuate nei luoghi veri e proprii di Aliano (Gagliano) solo per quanto riguarda la casa del confino, per il resto ci si avvale delle scenografie naturali della città fantasma di Craco e di quelli di Matera (che si trovano sempre da quelle parti, comunque). Volonté ha una ventina d’anni in piú rispetto all’età reale di Levi all’epoca dei fatti raccontati, ma poco importa. Scena finale strappalacrime.

1979, regia di Francesco Rosi, sceneggiatura di Rosi, Tonino Guerra, Raffaele La Capria, fotografia Pasqualino De Santis, con Gian Maria Volonté, Irene Papas, Lea Massari e altri.

ten giò i man

6 Giugno 2011 Nessun commento

le-mani-sulla-citta

Particolareggiato, diretto e coraggioso, tipico esempio di cinema di impegno civile e del (sacrosanto) dominio culturale della sinistra nel dopoguerra, nonché contributo al clima di protesta contro l’ordine costituito — crescente per tutti gli anni Sessanta —, “Le mani sulla città” è però un film in tutti i sensi in bianco e nero. Il cattivone (Rod Steiger, assessore e imprenditore edile) è tale a tutto tondo, senza motivazioni plausibili, oltre quelle del puro profitto, slegato da invischiamenti camorristici o malavitosi in generale (che sarebbero stati invece del tutto verosimili). Pur se ben realizzata e dall’intento piú che encomiabile, è però una pellicola che va classificata tranquillamente tra il cinema di propaganda, oltretutto un bel po’ di gradini sotto la “Corazzata Potëmkin”, “Sciopero”, etc., che aggiungevano valore dal punto di vista della fotografia, delle inquadrature, nonché da quello drammaturgico in generale (forse piú vicini all’espressionismo che al tardo-neorealismo del Rosi di questo periodo).

1963, regia di Francesco Rosi, scritto da Rosi, Raffaele La Capria, Enzo Forcella, Enzo Provenzale, interpretato da Rod Steiger, Salvo Randone e altri (non c’è una donna manco a pagarla).