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otranto’s castle

11 Ottobre 2013 Nessun commento

“Il castello di Otranto” (1764) passa per essere l’antesignano del romanzo gotico. Gli eventi soprannaturali e spettrali ci sono — fin dall’inizio — ma, in realtà, non impressionano granché (almeno per quanto riguarda il lettore d’oggi). Gran parte dell’aura horror è affidata al titolo e all’ambientazione, e cioè alla città del Sud teatro di efferati delitti musulmani, al suo castello, ad un monastero vicino tutt’ora sopravvissuto nei suoi ruderi e, infine, alla sua peculiarità di luogo ai confini del mondo, con una zampa in Europa e l’altra proiettata nell’antico oriente bizantino. Tolto questo, però, il romanzo di Walpole colpisce molto di piú per i suoi legami con l’altro capostipite del romanzo italiano, ovvero “I promessi sposi”. Entrambi vengono spacciati dagli autori come ispirati a fantomatici manoscritti di qualche secolo prima, fortunosamente ritrovati e, in entrambi, è fondamentale la parte riservata ai dialoghi. Il romanzo di Walpole, in particolare, oltre alla tematica horror, fonde l’ispirazione storica (re Manfredi) — immersa in un contesto da antico romanzo cavalleresco (Re Artú e d’intorni) — con la commedia popolare, ed è forse questa quadruplice unione di generi a farne un caso unico e quindi un classico. Un altro verosimile vanto di questo libro, forse il principale, è quello di anticipare di qualche decennio — con il suo anticlassicismo e antirazionalismo — la poetica dello Sturm und Drang e del Romanticismo. Tranquillamente sopravvolabile, comunque, dai non filologi o, se non altro, acquista interesse maggiore se letto in lingua originale, con traduzione italiana a fronte come nell’edizione Oscar Mondadori, per districarsi nell’old english.