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il ritornante

19 Febbraio 2016 Nessun commento

In un certo senso “Il Ritornante” è un film che ritorna alle origini. Il famoso regista Ignarritu abbandona certe pretese moraleggianti che lo avevano caratterizzato in passato (in “Babel”, per esempio) — che oltre ad essere pretestuose avevano pure il difetto di rendere il plot piuttosto macchinoso — e torna ad una spettacolarità fine a se stessa (servita da una storia ridotta ai minimi termini, giusto per) che ricorda gli albori del cinema, quando i Fratelli Lumière stupivano il pubblico con treni, eventi naturali o altro, stupefacenti per il solo fatto di essere proiettati su grande schermo. Ora che gli impianti casalinghi e internét hanno rubato spettatori alle sale cinematografiche, si ritorna ad una tipologia narrativa che si allontana da tutto quanto possa essere riprodotto convenientemente su piccolo schermo e punta ad attirare gente che vuole vedere piú che altro effetti speciali (pur ragguardevoli, in questo caso, specialmente per quanto riguarda le scene di lotta, filmate con una regia davvero coinvolgente, che ti fa partecipare in maniera inusitata alle botte da orbi che tutti si danno (merito del direttore della fotografia o del regista?).

2015, regia di Ignarritu, scritto da Ignarritu e Mark Smith, musike di Sakamoto, con Leonardo Di Caprio & altri.

Babele

15 Gennaio 2012 1 commento

Un film piuttosto agghiacciante che, nelle sue pur molteplici interpretazioni possibili, induce ad una lettura fondamentalmente reazionaria. Le quattro storie, allo stesso tempo parallele e centrifughe, che ci vengono raccontate dai quattro angoli del mondo (Marocco, USA, Messico e Giappone) pongono in scena situazioni in ognuna delle quali i protagonisti si trovano ad oltrepassare i propri limiti: chi vuole superare i confini della sua età, chi quelli geografrici, chi quelli della propria condizione fisica, etc. La lezione che il film ci vuole impartire è che questi limiti è meglio non varcarli, pena la punizione e il fallimento. Come aggravante, a una menata moralistica come questa viene affiancato il tema della responsabilità, delle proprie azioni, e delle stesse nei confronti degli altri di cui ci facciamo prossimi: non c’è nessuno dei molti protagonisti di questo film che con le sue scelte ne imbrocchi una giusta. A tutto ciò si aggiunga una sceneggiatura ad orologeria, ma in ritardo, e autocompiaciuta, e la boiata (anche se non pazzesca) è servita.

2006, regia di Alejandro González Iñárritu, scritto da Guillermo Arriaga e Iñárritu, con Brad Pitt, Cate Blanchett, Gael Garcia Bernal.

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