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Post Taggati ‘Keith Haring’

porca pupazza

9 Marzo 2017 1 commento

MILANO – Palazzo Reale: “Keith Haring. About Art”. Un doveroso omaggio al decano dei graffitari, che invita il visitatore a guardare ai pupazzetti di Keith Haring in relazione alla storia dell’arte, alla ricerca di riferimenti colti, amabilmente dissimulati sotto la veste grafica infantile e stilizzata. Se pure queste referenze in effetti ci siano, e la mostra ne porta le controprove, sotto forma di rilievo della Colonna Traiana (riprodotta, naturalmente), oppure un minipolittico medievale, o i quadri semi-astratti ma fumettosi di Alechinsky, vabbè Warhol ovviamente, etc., ebbene l’operazione intera sa un po’ di ultima spiaggia della critica d’arte, se non addirittura di arrampicamento sugli specchi, pur senza arrivare agli estremi ineguagliabili di chi qualche anno fa proponeva una lettura dei dripping-paintings di Pollock alla luce di Michelangelo (si è arrivati anche a questo). D’altro canto, quello che rischia di passare in secondo piano è il legame dell’arte di Keith Haring con la sua contemporaneità, con la musica, la cultura gay, la trasgressione (tutti aspetti qui opportunamente dimenticati), che ne fanno la quintessenza della pop-art, ancor piú della Pop-Art stessa alla quale si ispirava, la quale altro non era che una parodia intellettualistica del fenomeno pop. Quella di Haring era invece arte che si fa vita, e che trova il suo senso nel suo stesso vissuto, senza nessun bisogno di attribuirvi referenze piú o meno colte per giustificarne il valore.

“Altarpiece” (1990) scultura in bronzo, patinato d’argento, cm 206 x 152 x 5, The Keith Haring Foundation

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da milwaukee alla brianza

10 Aprile 2007 Nessun commento


Abbandonando la consuetudine di esporre opere di pittori brianzoli, il Serrone della Villa Reale di Monza ospita per qualche mese una delle opere tipiche di Keith Haring. Nel 1983 – era il periodo in cui ancora frequentava la metropolitana newyorkese – gli fu chiesto di dipingere la recinzione di un cantiere a Milwaukee, Wisconsin. In qualche giorno disegnò – e alcuni volontari lo aiutarono a colorare – questo pannello di qualche decina metri, adoperando il suo vocabolario iconografico fatto di cani, bambini, serpenti, danzatori, etc. L’opera si gusta in appena cinque minuti, ma c’è a corredo un divertente video in cui una coppia di conduttori di una tv locale intervista lo strano personaggio capitato nella loro cittadina a fare una cosa tanto strana.

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haring

9 Novembre 2005 Nessun commento


Bella mostra, alla Triennale di Milano, e molto completa. Già prima mi garbava lo stile “decorativo” di Haring, che a tutta prima potrebbe sembrare un po’ vuoto, ma il documentario conclusivo (sponsorizzato in maniera troppo invadente dalla Chrysler, che ha finanziato l’esposizione) in cui si mostrano molti dei murales fatti in giro per USA ed Europa in contesti sociali e non (ospedali per bambini, murales di quartiere, ecc.) è stata una notevole scoperta del valore sociale dei suoi intenti. Per non parlare del fatto che smise di fare i suoi disegni nella metropolitana di NY quando il loro valore era tale che venivano strappati per essere poi venduti. Nonostante una delle sue maggiori influenze sia stata la pop art di Warhol, di quest’ultimo ha tralasciato, fortunatamente, il disimpegno e il concetto di arte-per-far-soldi.

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