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Linus n. 1

10 Luglio 2015 Nessun commento

Torna nelle edicole in copia anastatica a distanza di mezzo secolo la prima annata della storica testata italiana, antesignana nello sdoganamento di un’arte popolare e fino ad allora considerata di terzo o quart’ordine come il fumetto. Dal punto di vista grafico, ed estetico, seguiva l’ondata della nobilitazione dei fumetti operata dalla Pop Art (Lichtenstein e le sue vignettone elevate a quadri), mentre dal punto di vista teoretico il debito è nei confronti dello studio scientifico della comunicazione di massa, i cui prodromi italiani declinati fumettisticamente risalivano a pochi anni prima, coi saggi su Steve Canyon e su Charlie Brown scritti da Umberto Eco (del quale qui troviamo un’intervista assieme a Vittorini). In origine Linus era esclusivamente — e filologicamente — votata al fumetto (come la gemella Eureka, nata ad imitazione un paio d’anni dopo per la Editoriale Corno, o come Il Mago in seguito) ma durante gli anni Settanta vide una politicizzazione di sinistra dei contenuti redazionali e fumettistici — forse inevitabile, dati i tempi  — cifra che rimane tutt’ora una sua caratteristica, anche se in versione un po’ piú light. I fumetti pubblicati erano, allora, solo americani (Peanuts, Popeye, Lil Abner, Krazy Kat), sopperendo probabilmente ad una scarsità delle traduzioni italiane dei suddetti, ma nei redazionali interni Rino Albertarelli (!) si occupava di Antonio Rubino, forse il patriarca (sebbene con diversi distinguo) del fumetto italiano, mentre in un altro articolo si riferiva della prima edizione del Salone di Bordighera dei Comics (1965), poi trasferitosi a Lucca. Quindi non solo esterofilia, ma sguardo largo sul panorama italiano e internazionale, presente e passato. Nel decennio seguente la rivista si aprí ad autori italiani contemporanei (Altan, Calligaro, Staino, etc. e Andrea Pazienza nella sua costola Alter) e stranieri (Feiffer, Copi, etc.) e questa ventata di attualità è stata probabilmente il fattore che ha determinato il progressivo avvicinamento a temi politici e sociali, che per un certo periodo la resero financo illeggibile (chi scrive infatti, data l’età, trovava molto piú familiare e simpatica la già citata Eureka).

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