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Post Taggati ‘Monza’

give me hope joanna

14 Giugno 2017 121 commenti

MONZA – Villa Reale: “Da Monet a Bacon”. Gli improbabili spazi espositivi della Villa Reale di Monza — ribattezzata Reggia di Monza dal marketing della nuova gestione privata alla quale il Comune l’ha affidata da qualche anno — ospitano fino al 2 luglio prossimo diverse decine di capolavori in prestito dalla Johannesburg Art Gallery, di Johannesburg per l’appunto, un museo che una facoltosa afrikaner-englishwoman di fine Ottocento ha voluto istituire, coi denari del marito-tycoon, quale atto d’amore e di filantropia (o filanginía?) nei confronti della sua città d’origine. Il nucleo principale è costituito da opere acquistate sul mercato europeo dell’epoca (alle quali se ne sono aggiunte altre per via di donazioni successive) e riflette il gusto e gli artisti che imperversavano in quel periodo, dall’Impressionismo, pre e post, alla pittura vittoriana, Picasso, Modigliani, etc. I nomi sono generalmente altisonanti, ma vi è anche qualche autore meno noto ma non meno meritevole d’attenzione, tuttavia i quadri sono generalmente tanto belli quanto poco conosciuti, data la loro lontananza dal circuito euro-occidentale che generalmente ci viene proposto dai mass media. L’intento della signora fondatrice era anche quello di raccogliere i lavori di artisti africani, e infatti l’ultima sezione della mostra è dedicata — anche se un po’ troppo sommariamente — alla presentazione di alcuni di questi. Il consueto titolo furbesco (nello stile “Da Tizio a Caio a Sempronio”) e un costoso bigliettone d’ingresso da dodici euri fanno da suggello al solito potpourri di simpatici quadri che comunque vale la pena di scomodarsi per andare a rimirarli, non foss’altro in omaggio alla lunga strada che hanno percorso per venirci a trovare fino in Brianza.

Lawrence Alma-Tadema, “La morte del primogenito del Faraone” (1858), olio su tela, cm 68 x 87

mostre sintetiche

7 Settembre 2015 Nessun commento

MONZA – Villa Reale: “Italia. Fascino e mito dal Cinquecento al contemporaneo”. Una delle solite mostre provincialotte di quelle organizzate alla Villa Reale di Monza. Fondata sul tema piú banale possibile — ovvero l’influenza italiana nell’arte e nella cultura europea — ha come unico pregio quello di essere svolta evitando i luoghi comuni (il che torna comodo per la piú facile disponibilità di prestiti per opere “minori”), permettendo al visitatore di conoscere cose pressoché sconosciute di varia provenienza (la maggior parte, chissà perché, dal Lichtenstein), alcune delle quali effettivamente meritevoli di attenzione (le due o tre tele del Mengs, per esempio), altre — soprattutto quelle riferite agli autori piú blasonati — trascurabili (uno scarso Tiziano, i pietosi paesaggi da geometra del Vanvitelli, un Rubens di bottega, etc.). Purtroppo, per la vastità del periodo preso in considerazione — circa cinque secoli — ogni tema nei quali la mostra è suddivisa è illustrato da un paio d’opere al massimo, un po’ pochine, che costringono ad un riassunto per sommissimi capi.

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andiamo al gesso

7 Febbraio 2014 Nessun commento

Di tanto in tanto, in quel di Monza si sentono obbligati, bontà loro, a valorizzare la presenza dei mediocri affreschi neoclassici dell’Appiani che tinteggiano la volta della Rotonda della Villa Reale. Questa volta il pretesto è stato fornito dalla illustrazione del mito di Amore e Psiche, tema del ciclo pittorico — cosí come raccontato da Apuleyo nelle “Metamorfosi” — attraverso un percorso che ripercorre il plot apuleyano, accompagnando il visitatore con quadri e sculture piú o meno attinenti al tema. Chiariamo subito che questo genere di eventi appartengono ad una categoria che denomineremo ‘Mostre del Terzo Tipo’. La mostra per antonomasia — quella ideale, che tutti vorremmo vedere piú spesso — dovrebbe costituire un’occasione di pubblica presa di coscienza (e conoscenza) di nuove conquiste nell’ambito storiografico-artistico: il caso esemplare è rappresentato dalla mostra svoltasi a Milano, negli anni Cinquanta, su Caravaggio e i caravaggeschi, curata tra gli altri da Roberto Longhi, tramite la quale si gettò luce su un periodo fino ad allora troppo poco valorizzato. La mostra del secondo tipo è quella che prende in prestito da un’unica sede esclusiva (un museo, o una collezione privata, italiana o estera) opere di un unico artista oppure opere atte a rappresentare un singolo tema che, per qualche motivo, la sede di origine consente di svolgere. Questo secondo tipo di esposizioni consentono al visitatore di dire: «Ho visitato il museo tal dei tali, senza muovermi quasi da casa», ed ha alcuni pregi ed altrettanti difetti già analizzati in precedenza. “Amore e Psiche. La favola dell’Anima”, attualmente aperta al Serrone della Villa Reale di Monza, appartiene dunque alle ‘Mostre del Terzo Tipo’: in questo tipo di eventi si stabilisce un tema a seconda delle piú disparate esigenze, e attorno ad esso si radunano le opere che bene o male si riesce a raccattare a destra e a manca. Spesso, come nel caso della fattispecie in questione, ci ritroviamo ad ammirare autori minori rappresentati da opere minori, solitamente nemmeno tanto aderenti all’argomento, e da un vasto impiego di gigantografie che riproducono quadri che si sarebbe tanto voluti ospitare ma che figurati se te li danno a te, improvvisata cittadina di provincia. Lo scaltro visitatore vada, quindi, pure a visitare queste sfilate di incogniti oggetti d’arte, ben sapendo che difficilmente potrà aspettarsi grandi sorprese (le due opere maggiormente in vista, in questo caso, sono due sculture di Canova e di Thorvaldsen, bellissime, ma naturalmente trattasi di copie in gesso, pur se degli stessi autori a quanto pare di capire, degli originali di inestimabile valore).

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