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youth has gone

20 Luglio 2017 2 commenti

La generale tendenza decadente del cinema sorrentinesco è andata trovando il suo culmine nel suo distico piú recente, prima con “La grande bellezza” e poi con questo ultimo “Youth”, nel quale una torma di perlopiú anziani ricconi si ritrova a passare una vacanza in un resort di lusso svizzero che sa tanto di lager (e infatti uno degli ospiti è un attore che si prepara per una parte in cui interpreterà Adolf Hitler). Il film è il consueto accrocchio di inquadrature suggestive e dialoghi lapidarii che non appare meno noioso del solito, senonché ad una virata conclusiva viene affidato un certo ottimismo, per il quale la morte — o il senso della fine che pervade tutta la storia — genera la vita (peccato solo aver scomodato nientemeno che la Mullova per farle suonare quattro note in croce, in un finale pretenziosamente scopiazzato con ben miseri risultati dal “Concerto” di Radu Mihaileanu, o come cavolo si scrive).

2015, scritto e diretto da Paolo Sorrentino, con Michael Caine, Harvey Keitel, Jane Fonda e altri

Categorie:Cinema Tag:

la grande vecchiezza

25 Giugno 2013 Nessun commento

Tra i molti film che negli ultimi tempi hanno avuto per oggetto principale la Senilità (“Amour” di Haneke, “Habemus papam” di Nanni Moretti, per esempio) bisogna dire — pur se a malincuore — che questo di Sorrentino è stato il migliore nello sviscerare il tema nella maniera meno banale. Protagonista è Roma, città antica, eterna — matrice di una umanità vecchia, vacua e parassitaria — che rimastica la sua storia e perpetua la sua funzione catalizzatrice, offerta allo spettatore nel suo disfacimento fisico e morale attraverso l’itinerario di un cicerone — niente di piú — rappresentato dal bravo Tony Servyllo. La vecchiezza e la decadenza si estende a tutto, alla città come alle persone (personaggi noti dello spettacolo, prestatisi al gioco con grande ironia) e, seppur ci sia la possibilità di conservare una certa nobiltà, sottraendosi con distacco alla passività della vita (Servillo, la Ardant, …), rimane la sensazione essere invecchiati (uomo e città) senza aver agito per un rinnovamento di propria sponte, ma di essersi adagiati nella lenta lena degli eventi subiti. Anche la musica sottolinea questa lettura: i brani musicali riferiti alla città, li si ascolta nelle riprese esterne dove è prevalente l’architettura, sono di composizione moderna ma ispirati all’antico (Arvo Pärt, David Lang, John Tavener, etc.); le musiche che accompagnano i festini mondani sono, parallelamente, rifacimenti di brani del passato, seppur piú recente (pezzi della Carrà, Carosone, …) in versione dance. Roma ha una presenza ben maggiore che nei film di Fellini ai quali è stato riferito “La grande bellezza”, e la sua aura è una cappa opprimente che invade la sfera umana. Il solito film a tema di Sorrentino, estremamente negativizzante, come al solito, qui comunque non in una veste delle peggiori.

p.s.: dato che il cinema di Sorrentino ha una forte ascendenza fumettistica, di un certo tipo di fumetto, si può essere abbastanza sicuri che all’autore non sia ignota una frase di Pasternak, ripresa da Andrea Pazienza ad incipit di una delle sue storie e che, comunque, avremmo ben visto in exergo: “Ma la vecchiezza è una Roma, senza burle e senza ciance, che non prove esige dall’attore, ma una completa autentica rovina”.

2013, regia di Paolo Sorrentino, scritto da Sorrentino e Umberto Contarello, fotografia di Luca Bigazzi, con Tony Servyllo, Carlo Verdone, Sabrina Ferilli & altri.