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Post Taggati ‘Stefania Sandrelli’

s’erano tanto amati

29 Gennaio 2016 4 commenti

Viaggio sentimental-politico trentennale di un trio di amici, sviluppato dal testè defunto Scola nella forma della sua particolare versione della commedia all’italiana. Scritto e sceneggiato con tutti i crismi, soffre dell’eccessivo e inevitabile affollamento di contenuti e situazioni, tutte perfettamente logiche e conseguenti che tuttavia proprio per questo fatto risultano artificiose, frutto un po’ deleterio forse dell’invadenza dello strutturalismo nella poetica cinematografica. Le numerosissime idee ed ispirazioni, intelligentissimamente portate sulla scena, avrebbero meritato uno spazio piú adeguato, tanto da trovare migliore collocazione in una specie di “Heimat” nostrana. Il risultato è invece una sorta di macchiettismo della sinistra italiana e delle sue contraddizioni calate in diversi gradi di possibilità negli attori (lato sensu) che la incarnavano — una presa per i fondelli dall’interno, diciamo, operata dai protagonisti stessi della cosiddetta ‘egemonia culturale’ — condito di un romanticismo reso in maniera molto efficace, che mette un po’ di sale in una vicenda altrimenti troppo arida o di settore, ma il cui spessore artistico generale rimane sacrificato dalla cornice inadeguata. Forse l’intenzione non era di realizzare una pietra miliare, ma di fare un film popolare (non del tutto stupido magari), anche se il dispiegamento di forze adoperato per il cast tradisce delle pretese forse malriposte.

1974, regia di Ettore Scola, scritto da Scola, Age & Scarpelli, musiche di Armando Trovajoli, interpretato da piú o meno tutti (All Stars).

rocco light senza zuccheri

28 Giugno 2013 Nessun commento

Il tema ‘amore & immigrazione’ era già stato sviscerato piú che abbondantemente nel formidabile “Rocco e i suoi fratelli” di quasi quindici anni prima. Gli autori di “Delitto d’amore” decidono comunque di riscaldare la minestra, sfruttando la Sandrelli ormai diventata un character imprescindibile per questo genere cinematografico, aggiungendovi una parvenza di testimonianza politica degli anni di piombo (raccontata in maniera piuttosto risibile, se vogliamo). Ma, se il capolavoro di Visconti era qualcosa di estremamente profondo e lacerante, qui — pur se interessante sotto il punto di vista della genuinità espressiva — ci si può al limite permettere solo una leggera commozione per il triste finale, inquinato da troppo patetismo.

1974, regia di Luigi Comencini, sceneggiatura di Ugo Pirro e Comencini, musiche di Carlo Rustichelli, con Giuliano Gemma e Stefania Sandrelli.